Friday, May 8, 2009

L’improvvisa scomparsa delle signorine I

Erano tre signorine belle, le “i” della scuola, con tanto di fiocco alla De Amicis. Avrebbero potuto essere anche dei maschietti, gli “i”, ma a me piace pensarle signorinelle, sono più eleganti.
Erano tre come i moschettieri, dicevano, italiano, inglese e informatica. La scuola dovrà avere meno dispersioni, dicevano, dovrà concentrarsi sulle tre “i”, anzi verranno stanziati fondi per approfondire, per migliorare, per potenziare. E alla signorinella “i” dell’italiano addirittura avevano inventato un percorso interdisciplinare che avrebbe dovuto garantire a ogni fanciullo il saper scrivere, il saper leggere e il saper far di conto. L’alfabetizzazione parte da questa “i”, la più importante, ma poi, dicevano, bisognerà modernizzare la didattica. E così chiamarono anche la signorina “i” dell’inglese e la signorina “i” dell’informatica. I bambini nascono con il mouse in mano, annuivano. Il futuro è la conoscenza dell’inglese, affermavano.
Le tre signorine si presero a braccetto, si rifecero il trucco, aggiustando un po’ l’eyeliner ch’era sbavato a causa dei troppi riflettori accesi. Le case editrici rimpolparono i testi scolastici e al sussidiario affiancarono, per quantità di volumi, una mini enciclopedia britannica, e, per restare in tema british, anche i libri d’inglese vennero corredati di colorati cd con cui esercitarsi a pronunciare bene “the pen is on the table”. Ma alla signorina “i” dell’informatica sembrò andar meglio: spettacolari schermi piatti connessi a stampanti brillanti, a scattanti modem adsl, a casse da discoteca, completi di masterizzatori, mouse senza fili, tappetini in silicone, telecamere e microfoni, vennero comprati, sconfezionati, allestiti con ciabatte antifulmine e generatori fittizi di energia. Le belle aule, luminose e spaziose, destinate alla biblioteca lasciarono spazio alle aule informatiche. Allestite, tra l’altro, con i fondi comunitari.

La scuola, elettrizzata, si sentì pervasa dal compito unitario post 1861: un linguaggio e un bagaglio comuni dalle Alpi all’Aspromonte che potesse creare una nuova classe dirigente, impiegatizia, professorale, di tecnici specializzati e professionisti finalmente colta (saper leggere, scrivere e far di conto, anche in inglese, magari usando internet). Erano tutti contenti. Molti professori precari dopo tanti anni erano riusciti a ottenere una cattedra  (sotto la bandiera bianco-rossa di Fioroni)  e finalmente (nonostante si fosse passati nel frattempo sotto la bandiera azzurro-nera), potevano pensare di progettare un ciclo di studi pluriennale e non più quattro lezioni gettate a caso come una manciata di riso.

Poi,  silenziosamente, cominciarono a sgomitare le altre signorine che si erano sentite, fin lì, messe da parte. La signorina “i” dell’ignoranza, ad esempio, si sentiva bistrattata sotto quel cono con le orecchie d’asino, ormai consunto, che nessuno voleva più indossare, proprio lei che vantava ministri e ministresse fra i suoi studenti! E arrivò anche la signorina “i” dell’incapacità che si sentiva inutile (così s’aggettivava con la “i”…). Fece il suo grande show la signora “i” dell’ipocrisia ché nel frattempo s’era ammogliata e aveva prolificato diffondendo presto il suo buon nome. Tutti cominciarono a tremare al passo marziale della kapò “i” dell’instabilità che lanciava strali e i…nvettive a destra e manca. Anche la “i” dell’idiozia si faceva largo con prepotenza. E pericolosamente s’affacciava una strana figura “i”: quella dell’idolatria, che riusciva a ottenere tanti proseliti attorno a un losco figuro ventriloquo che riusciva a far parlare una maestrina occhialuta impegnata a costruire la nuova scuola del futuro.
Per cui sembrò, a un tratto, che non potessero esistere altre signorine se non l’illegalità, l’ignobiltà, l’illogicità e tutte le loro sorelle. Così per garantire successo d’illusorietà, si pensò di imminchionire i poveri idioti,  imbracandoli e immobilizzandoli in un’immonda idea di società da scalare a forza di sculettate, belle faccette anticamera del vuoto più totale, passetti di danza ripetitivi, apparizioni televisive e esternazioni fuori luogo a ogni occasione.

Ecco perché il governo della ministra occhialuta pensò bene di diminuire le ore delle signorine “i” dell’italiano e dell’informatica. E da brava massaia organizzò il risparmio nella sua casetta tagliando (la prospettiva è questa) 40.000 posti di lavoro nella scuola. Tanto, per imparare il culto dell’IO non è affatto necessario saper leggere, scrivere e far di conto… e il computer è meglio che i ragazzi lo usino poco, magari per cazzeggiare, così possono stare un po’ di più davanti a mamma tv.
Tutte le scuole dell’Impero, eh già, impero con la “i”, prepararono la bella testuggine a difesa dell’ignoranza, ch’era la regina detronizzata da riportare in auge, e misero in mobilità i loro docenti di informatica e di italiano.

E per la vergogna sparirono improvvisamente  le signorine “i”. Quelle buone però.

Posted by scirocconellostretto in 20:40:54 | Permalink | No Comments »