Friday, May 8, 2009

L’improvvisa scomparsa delle signorine I

Erano tre signorine belle, le “i” della scuola, con tanto di fiocco alla De Amicis. Avrebbero potuto essere anche dei maschietti, gli “i”, ma a me piace pensarle signorinelle, sono più eleganti.
Erano tre come i moschettieri, dicevano, italiano, inglese e informatica. La scuola dovrà avere meno dispersioni, dicevano, dovrà concentrarsi sulle tre “i”, anzi verranno stanziati fondi per approfondire, per migliorare, per potenziare. E alla signorinella “i” dell’italiano addirittura avevano inventato un percorso interdisciplinare che avrebbe dovuto garantire a ogni fanciullo il saper scrivere, il saper leggere e il saper far di conto. L’alfabetizzazione parte da questa “i”, la più importante, ma poi, dicevano, bisognerà modernizzare la didattica. E così chiamarono anche la signorina “i” dell’inglese e la signorina “i” dell’informatica. I bambini nascono con il mouse in mano, annuivano. Il futuro è la conoscenza dell’inglese, affermavano.
Le tre signorine si presero a braccetto, si rifecero il trucco, aggiustando un po’ l’eyeliner ch’era sbavato a causa dei troppi riflettori accesi. Le case editrici rimpolparono i testi scolastici e al sussidiario affiancarono, per quantità di volumi, una mini enciclopedia britannica, e, per restare in tema british, anche i libri d’inglese vennero corredati di colorati cd con cui esercitarsi a pronunciare bene “the pen is on the table”. Ma alla signorina “i” dell’informatica sembrò andar meglio: spettacolari schermi piatti connessi a stampanti brillanti, a scattanti modem adsl, a casse da discoteca, completi di masterizzatori, mouse senza fili, tappetini in silicone, telecamere e microfoni, vennero comprati, sconfezionati, allestiti con ciabatte antifulmine e generatori fittizi di energia. Le belle aule, luminose e spaziose, destinate alla biblioteca lasciarono spazio alle aule informatiche. Allestite, tra l’altro, con i fondi comunitari.

La scuola, elettrizzata, si sentì pervasa dal compito unitario post 1861: un linguaggio e un bagaglio comuni dalle Alpi all’Aspromonte che potesse creare una nuova classe dirigente, impiegatizia, professorale, di tecnici specializzati e professionisti finalmente colta (saper leggere, scrivere e far di conto, anche in inglese, magari usando internet). Erano tutti contenti. Molti professori precari dopo tanti anni erano riusciti a ottenere una cattedra  (sotto la bandiera bianco-rossa di Fioroni)  e finalmente (nonostante si fosse passati nel frattempo sotto la bandiera azzurro-nera), potevano pensare di progettare un ciclo di studi pluriennale e non più quattro lezioni gettate a caso come una manciata di riso.

Poi,  silenziosamente, cominciarono a sgomitare le altre signorine che si erano sentite, fin lì, messe da parte. La signorina “i” dell’ignoranza, ad esempio, si sentiva bistrattata sotto quel cono con le orecchie d’asino, ormai consunto, che nessuno voleva più indossare, proprio lei che vantava ministri e ministresse fra i suoi studenti! E arrivò anche la signorina “i” dell’incapacità che si sentiva inutile (così s’aggettivava con la “i”…). Fece il suo grande show la signora “i” dell’ipocrisia ché nel frattempo s’era ammogliata e aveva prolificato diffondendo presto il suo buon nome. Tutti cominciarono a tremare al passo marziale della kapò “i” dell’instabilità che lanciava strali e i…nvettive a destra e manca. Anche la “i” dell’idiozia si faceva largo con prepotenza. E pericolosamente s’affacciava una strana figura “i”: quella dell’idolatria, che riusciva a ottenere tanti proseliti attorno a un losco figuro ventriloquo che riusciva a far parlare una maestrina occhialuta impegnata a costruire la nuova scuola del futuro.
Per cui sembrò, a un tratto, che non potessero esistere altre signorine se non l’illegalità, l’ignobiltà, l’illogicità e tutte le loro sorelle. Così per garantire successo d’illusorietà, si pensò di imminchionire i poveri idioti,  imbracandoli e immobilizzandoli in un’immonda idea di società da scalare a forza di sculettate, belle faccette anticamera del vuoto più totale, passetti di danza ripetitivi, apparizioni televisive e esternazioni fuori luogo a ogni occasione.

Ecco perché il governo della ministra occhialuta pensò bene di diminuire le ore delle signorine “i” dell’italiano e dell’informatica. E da brava massaia organizzò il risparmio nella sua casetta tagliando (la prospettiva è questa) 40.000 posti di lavoro nella scuola. Tanto, per imparare il culto dell’IO non è affatto necessario saper leggere, scrivere e far di conto… e il computer è meglio che i ragazzi lo usino poco, magari per cazzeggiare, così possono stare un po’ di più davanti a mamma tv.
Tutte le scuole dell’Impero, eh già, impero con la “i”, prepararono la bella testuggine a difesa dell’ignoranza, ch’era la regina detronizzata da riportare in auge, e misero in mobilità i loro docenti di informatica e di italiano.

E per la vergogna sparirono improvvisamente  le signorine “i”. Quelle buone però.

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Sunday, April 26, 2009

L’imperatore è nudo!

SONO STANCA del politically correct che muta la forma e non la sostanza. Esiste un filo sottile che separa il buon gusto dalla verità ed è appunto il politically correct.
Non si può più dire nulla per paura di offendere l’opinione pubblica, non si può far satira, non si può ridere, non si può dissentire, non si possono sollevare dubbi, non si possono far domande scomode, non si possono fare inchieste.
Guardate un po’ il vespaio sollevato da una vignetta sol perché s’ironizzava sulla futura ricostruzione abruzzese… Eppure Vauro cosa mai aveva preso in giro? Chi mai aveva offeso? Ma non si può.
Non si può più esprimere la propria opinione se risulta una voce fuori dal coro.
Ma io sono stanca dell’ipocrisia del politically correct.
Le ipocrisie. Non alle bugie, ma alle ipocrisie ci si allena fin da piccoli. Non alla finzione che dà sempre una soddisfazione unilaterale di chi la opera se riesce nell’inganno, di chi la smaschera perché si sente migliore. Ma alle ipocrisie ci si allena sì. Perché ipocriti si è tutti.
E l’ipocrisia dell’ipocrisia è che tutti lo sanno eppure si persegue nella pantomima della vita.
Ho appena finito di vomitare dopo la visione di Telecamere su Raitre, mega spottone berlusconiano in cui il presidente del consiglio passeggia fra le tende di Onna tenendo per mano una bimba. Santo Berlusconi che ricostruirà l’Abruzzo. Santo Berlusconi che trova necessario trascorrere tanto tempo fra i terremotati. Com’è umano lei… avrebbe detto qualcuno.
Ma oggi nessuno può dirlo. Nell’immaginario collettivo Berlusconi risponde esattamente al prototipo del padre della patria, il monarca che consola i suoi sudditi e che comprende il dolore e la tragedia, l’imperatore che lacrima commosso ed elargisce sorrisi consolatori e s’appunta il nome delle vecchiette per inviare loro un tailleur, e invita le donne abruzzesi che in questi giorni sguazzano nel fango ad andare dal parrucchiere e mette a disposizione tre delle sue case…
Come si può dire qualcosa di diverso, come è possibile insinuare dubbi sul Berlusca samaritano? Arriverebbe subito il bando. Si verrebbe cacciati dal regno.
Ma io sono stanca dell’ipocrisia del politically correct.
E quindi dirò. Pazienza se verrò bandita dalla mia adorata, corretta, supina società che tiene per sé i pensieri veri…

Berlusconi non ha mai creduto nel 25 aprile - non per ideologia, ma semplicemente perché non gliene frega nulla -, non ha mai partecipato alle manifestazioni in memoria, tanto più che ha sempre sentito necessario e impellente offrirsi come collante con quella destra che non ha mai riconosciuto la Liberazione come una festa nazionale, ma semmai come un tradimento al fascismo. Eppure, guarda un po’, nel 2009 Berlusconi decide di commemorare il 25 aprile. E perché? Per non lasciare questa festa a una sola parte degli italiani!!! Ipse dixit. La festa unitaria hanno pubblicato i giornali, il 25 aprile che unisce hanno gridato le tv (tutta stampa ormai asservita che ha disimparato il proprio mestiere: quello di dire, puntando il dito, che l’imperatore è nudo). Bene, apprezziamo questa unità ritrovata.
Ma dove decide di trascorrere il 25 aprile Berlusconi? A Onna, naturalmente. Il palcoscenico che gli dà il tutto esaurito dal 6 aprile.
Poi c’è la questione G8. Si doveva fare alla Maddalena. Ma il premier ha stabilito che venga spostato. Dove? Ma naturalmente nel solito palcoscenico del tutto esaurito: l’Abruzzo.
Ma attenzione! sono troppo politically incorrect… Come posso parlare così quando lo scopo del presidente del Consiglio è solo quello di tener desta l’attenzione sui terremotati e sulle loro necessità? Ecco come.
Il trasferimento del G8 comporterà una serie di danni non trascurabili, né per impatto economico (ma non abbiamo bisogno di risorse per la ricostruzione d’Abruzzo? Come mai allora sprechiamo?) né per impatto sociale. Oltre alle faraoniche costruzioni che dovevano ospitare gli ospiti e i giornalisti del G8 (navi da crociera, alberghi con piscine, auditorium ecc. ecc.), oltre agli alberghi e alle strutture ricettive, bloccati per due mesi con il tutto prenotato, che hanno perso tutte le possibili prenotazioni per normale campagna turistica visto che siamo già a maggio, oltre a tutto ciò, per prepararsi all’evento, La Maddalena, amena isoletta mediterranea, aveva necessità di far adeguare anche le strade e gli aeroporti sardi: la strada Olbia-Sassari, l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia, lo svincolo del fiume Padrongianus, lo spostamento della stazione di Olbia, la costruzione del molo levante di Porto Torres. Opere per le quali erano state stanziate somme per oltre 500 milioni di euro. Ovviamente non inserendo queste opere nei lavori per il G8 questi euro non si recupereranno più. Ma le opere sono state già iniziate. Chi le porterà a termine? E con quali denari? Ma Berlusca samaritano, tramite il suo ministro Frattini, ha fatto sapere che le opere saranno portate a termine (perché avrebbe potuto mai dire il contrario? siamo pure in campagna elettorale…).

Eppure non tutti si sono accorti che il governo aveva già deciso di mettere da parte l’idea della costruzione di queste opere perché aveva già fatto sparire questi soldi! Altro che emergenza terremoto! Il Pd (che una sola cosa avrebbe dovuto imparare da Berlusconi, ovvero usare i media per farsi pubblicità) aveva posto già question time in Parlamento in tempi non sospetti il 14-11-2008, interpellando il sottosegretario Bertolaso, e l’11-3-2009, al Ministro Vito, chiedendo conto al Governo dei finanziamenti individuati dal Governo Prodi e dalla Giunta Soru per le opere collaterali e ora spariti.
Berlusconi parla poi di un risparmio di 225 milioni spostando il G8 a L’Aquila, perché sa che il mancato trasferimento delle risorse destinate alla Maddalena per opere finanziate dal decreto 162 comporta un danno esattamente di 225 milioni. Ma Berlusconi ha omesso che i fondi destinati alla Maddalena, non erano fondi dello Stato bensì fondi Fas già destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il Governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la trasformazione dell’economia di La Maddalena dopo l’abbandono della presenza militare americana.
Il buon samaritano Berlusconi, inoltre, finge di non sapere che la sospensione dei lavori comporterà in pochi giorni il licenziamento di 400-500 persone e se le imprese nazionali impegnate in Sardegna potranno compensare le perdite con appalti in Abruzzo, le imprese locali che avevano avuto subappalti resteranno ovviamente senza lavoro.

Ed ecco la domanda, il dubbio, politically incorrect che mi frulla in zucca: ma davvero vogliamo credere al G8 in Abruzzo? In una tendopoli? Un vertice come il G8 muove circa 25mila persone, solo 5000 sono i giornalisti previsti. Tant’è che già da Parigi è stato chiesto che si pensi a ridurre le delegazioni ma ancora da Roma non sono arrivate notizie in tal senso.

Ma agli abruzzesi che vivono in una tenda (se sono riusciti a ottenerla, c’è chi ancora passa le notti in macchina) che per ora si riempie di fango e pioggia e freddo e fra qualche mese si riempirà di afa, sudore e zanzare che gliene frega di questa megapasserella di potenti della terra, di lacchè al seguito, di fotografi e giornalisti? Avranno una casa in cambio?
Non avranno nulla, anzi la presenza di 25.000 persone che passeggeranno fra le macerie non ostacolerà e rallenterà le opere di ricostruzione? Come faranno le ruspe e i camion a passare i cordoni di sicurezza imponenti che si mettono in moto quando i grandi potenti si muovono?
O vogliamo credere che Obama o la Merkel con il caschetto in testa daranno qualche pacca sulle spalle agli operai che dovrebbero essere impegnati a ricostruire l’Abruzzo?

Io punto il dito e lo dico: l’imperatore è nudo!

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Tuesday, April 7, 2009

Figure retoriche della solidarietà

Adoro l’apocope che tronca la parola e preannuncia la rinascita d’un suono. Non tollero la sincope ch’è un singhiozzo del  fiato, una dimenticanza repentina di ciò che era e un’invenzione monca di ciò che è ora.  Mi urtica la sinalefe che toglie troppo al timbro.  Mi fa simpatia la sineddoche che mi costringe al tutto quando non ho niente. Sogno con il polisindeto ch’è una cantilena e mi sveglio con l’asindeto ch’è una corsa senza fine.
Mi diverte la perifrasi  che mi prende in giro, ma mi annoia la similitudine che suscita invidie.  Mi esalta l’iperbole che mi fa elevare al di sopra delle righe. Mi confonde la catacresi cui non affiderei  i miei pensieri, soprattutto se si accompagna a una prosopopea antica.

Amo la parola e le parole, purché sussurrate e soppesate. Per ora ce ne sono, maltrattate e troppe.  Ci rendono ora miopi, ora presbiti, ora ipermetropi. Non si riconoscono i sentimenti e si mescolano le intenzioni. C’è abbastanza intelligenza per riconoscere i truffatori della parola, eppure si usa ultimamente ammorbare ogni spazio per  altrettante truffaldine leggi di banno. Quanti attacchi alla buonafede! Quante parolone sprecate per  condannare il moto dei sentimenti.
Va bene, dà fastidio il troppo parlare di fronte alle tragedie. Va bene, è insopportabile il passaparola imitativo. Va bene, è inammissibile la spettacolarizzazione, la retorica, il buonismo a tutti i costi. Va bene tutto. Eppure questa dietrologia applicata a tutti i costi - alla raccolta fondi,  agli slanci e agli appelli della gente, alla voglia di solidarietà, alla tristezza, alla partecipazione, al pathos…  - davvero mi ha stancato. Sembra quasi che uno debba vergognarsi  delle proprie emozioni perché c’è sempre qualcuno pronto a commentare con sberleffi, spocchie, finto (o vero) cinismo.

Ma davvero s’è persa la capacità di commuoversi sinceramente? E’possibile che tutti, ma proprio tutti, fingono la sofferenza? Sul serio non esistono più le lacrime e il dolore profondo?

Io non ci credo.

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Sunday, March 29, 2009

Ego dixi. Se lo conosci lo eviti - per una coscienza dell’opposizione

Ed eccoci ai commenti punto per punto sul discorso di Berlusconi all’assemblea costitutiva del suo nuovo partito:

 # “Pensiamo di diventare il primo gruppo all’interno del Ppe. Per questo mi candido come fa un vero leader
- La candidatura berlusconiana ammantata da presa di responsabilità, nasconde in realtà un’inefficacia della politica di centrodestra localizzata. Berlusconi sa bene che senza il suo nome come capolista la massa dei voti che dovrebbe garantirgli il 51 percento verrebbe meno. Si candida non perché cosciente del suo ruolo di capolista alle europee (verrà eletto e puntualmente si dimetterà per lasciare il posto al secondo eletto), ma perché cosciente che la massa plaudente plaude il Berlusca demiurgo non la politica del suo nuovo partito.

# “I nostri candidati saranno giovani (molte donne), pieni di entusiasmo. Al Parlamento Ue persone capaci e motivate

- LE DONNE
“Le donne del centrodestra, ha detto Berlusconi, sono certamente più belle di quelle del centrosinistra”: questa è la filosofia berlusconiana che giustifica la presenza delle donne fra le fila delle candidate di tutte le elezioni passate. La bellezza, e non la capacità, è il parametro per la presenza delle donne in politica a destra.
I numeri: con le elezioni 2008 le donne che siedono nei seggi della Camera sono 133, ossia il 21,1 per cento del totale. Al Senato, invece, sono 55, il 17,4 per cento del totale. Andando a guardare i singoli partiti, il Pd ha portato 65 donne alla Camera su 217 deputati (il 29,9 per cento) e 36 donne al Senato su 118 senatori (il 30,5 per cento). Si è vicini, insomma, al 33 per cento di donne in parlamento annunciato dal leader Walter Veltroni in campagna elettorale.
Negativo invece il dato del Pdl, che porta 54 donne alla Camera su 276 deputati (19,5 per cento) e 13 donne al Senato su 147 senatori (8,8 per cento).
Per quanto riguarda gli altri partiti, alla Camera le percentuali di donne sono 6,6 per l’Italia dei Valori, 16,7 per la Lega Nord, 5,6 per l’Udc. Niente donne per gli altri partiti.
Al Senato, percentuali di donne sono 14,3 per l’Italia dei Valori e 12 per la Lega Nord. Niente donne per gli altri partiti.
I GIOVANI
I giovani fino a 35 anni hanno ottenuto poco meno di un quinto (24,4%) dello share delle candidature (circa 8.100 considerando tutte le liste).
I partiti maggioritari non hanno mostrato una particolare propensione ad arruolare i 25-35enni: nel Pd la percentuale è poco al di sotto della media (22,9%), nel Pdl si scende addirittura al 13,6%. Piuttosto, sono state la Lega (26,1%) e la Sinistra Arcobaleno (27,3%) a proporre un numero più elevato di giovani-adulti. E’, inoltre, significativo che i ventenni/trentenni abbiano trovato, in genere, maggiore spazio nei partiti minori (altre liste 28,7%).
GLI INQUISITI
In compenso ci sono 18 condannati in Parlamento. Gli inquisiti e i condannati in primo e secondo grado sono più di 70
.

# “Una democrazia che parte dal basso. Importanza elezioni amministrative: efficienza e profondo rispetto del denaro pubblico
- L’efficienza brunettiana non si commenta, basta viverla… Il profondo rispetto del denaro pubblico non si mette in discussione. Se non lo rispettassero non avrebbero da che ricavare le bustarelle. Il denaro pubblico speso per il bene pubblico io ancora non l’ho visto… il denaro pubblico nelle loro tasche sì.

# “Non possiamo fermarci. Siamo un grande partito che sopravviverà ai suoi fondatori
- Non v’è dubbio. La mamma dei cretini è sempre incinta!

# Applausi e bandiere ora sul consenso al 44% e sul futuro del partito
- Hanno ragione. Senza vera opposizione il successo sarà garantito e la soglia del 44% è nulla rispetto al consenso plebiscitario.

# “Le nostre missioni: la terza ricostruzione: un Paese che uscirà dalla crisi e metterà fine ai suoi difetti con un bipolarismo vero
- Un bipolarismo che inneggia a un sicuro 51% è un bipolarismo fittizio che maschera una vera e propria dittatura. Personalmente non ho mai tollerato l’idea del bipolarismo, anzi l’ho anche bocciata al referendum. Ritengo che la molteplicità delle idee sia la vera garanzia della democrazia. Purtroppo è vero che la molteplicità delle idee ha portato al frazionamento delle forze messe in campo, invece che al coordinamento delle stesse idee molteplici. Sarà, comunque, difficile farmi cambiare idea. Ora più che mai.

# Berlusconi nomina Brunetta, e parla di PA
- Il peggiore ministro di tutti i tempi. Falso, ipocrita, primo furbetto ex socialista che ha usato il pietismo per la sua condizione fisica per ottenere ruoli e competenze che lui stesso ha disprezzato in passato. Grande assenteista, detentore di stipendi non meritati, usurpatore di poltrone che si assurge a fustigatore dei costumi della pubblica amministrazione, che è l’unica “minna” (mammella per i non siciliani) cui attingere quando lo Stato è in crisi.

# “… Offrire le nostre soluzioni per un governo che governi e un parlamento che controlli. Stiamo preparando un disegno di legge….# il congresso reagisce in maniera più fredda a questa parte ‘normativa’ del discorso # “Il Parlamento deve decidere sui poteri del governo. Con il confronto dell’opposizione. Nel frattempo dobbiamo fare la nostra parte # “Non è più rinviabile la riforma dei regolamenti parlamentari.. Il Parlamento deve votare le leggi nei tempi dettati dall’urgenza
- Un altro ddl… La discussione parlamentare è stata abolita con questa dittatura. Tutto va avanti con ddl. Grande colpa della sinistra che quand’era al governo ha inteso discutere all’interno della maggioranza e al di fuori di essa pure sulla sostituzione della carta igienica nei cessi del Parlamento. L’Italia vuole essere governata dai ddl: le imposizioni altro che le discussioni. I fatti non le chiacchiere. Così sono gli italiani.

# “Da noi il presidente del consiglio ha solo poteri finti. Così lo Stato non può funzionare. Venuto il tempo di modernizzare Costituzione # “Il premier deve avere maggiori poteri rispetto a quelli attuali quasi inesistenti. Costruite molte favole sul tema… La realtà è diversa
- Ritorniamo alla Costituzione. In ogni intervento berlusconiano l’attacco alla Costituzione è fortissimo. Vista l’assenza dell’opposizione è solo il dettato costituzionale a dare la garanzia che non si passi troppo velocemente a una dittatura di diritto (visto che a quella di fatto ci siamo già). ATTENZIONE A NON FAR TOCCARE LA COSTITUZIONE! Che Berlusca si tenga poteri “finti”. Abbiamo conosciuto già sotto il fascismo cos’erano i poteri “veri”

# “Federalismo vero. Quello del 2001 era falso. Il nostro è una vera riforma di sistema che riguarda fisco e responsabilità locali # “Le risorse saranno razionalizzate, meno sprechi, meno tasse, più controllo popolare sugli amministratori. Più potere al governo
- Il federalismo può funzionare quando ogni regione è in grado di provvedere alle proprie necessità. Non esiste sud senza interventi veri dello Stato. Non esiste nord senza la manovalanza del sud. Checché ne dicano. L’industrializzato nord s’è arricchito con il sudore delle centinaia di migliaia di cittadini del sud che sono andati a sputare sangue nelle loro fabbriche, così come adesso continua ad arricchirsi sfruttando il lavoro di centinaia di migliaia di cittadini extracomunitari , spesso nemmeno messi in regola. Il Sud dal canto suo non ha saputo reagire allo stato di sudditanza e ha spesso e volentieri soggiaciuto all’assistenza di Stato. In cambio ha dato voti. A chi? La risposta è lapalissiana. L’Mpa ne sa qualcosa.

# “Una strana situazione. Noi, la riforma isitituzionale l’avevamo già fatta nel 2005 che cambiava 50 articoli della Costituzione # “Prevedeva semplificazioni parlamentari e rafforzamento dei poteri del premier ecc. Tutto ciò ci impegnò per oltre un anno # “Ma la sinistra, che oggi plaude alla riforma, si rifiutò di votare e indisse il referendum che cancellò la legge # “Riproposta l’offerta di una legislazione costituente. Ci risposero di sì. Ma, dopo pochi giorni: no, insulti, accuse di regime # “Molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte. Nonostante questo andiamo avanti a cambiare lo Stato
- E per fortuna che la sinistra almeno allora si oppose alla proposta di riforma-beffa che avrebbe definitivamente consegnato l’Italia nelle mani di Berlusconi. Abbiamo capito che il nostro è uno Stato votato alla dittatura, ma il tappeto rosso mai…

# “Caro Gianfranco, la farfalla deve spiccare il volo. Lo vogliono i nostri giovani che si sentono più farfalle che calabroni # “Paese migliore e più moderno. Cambiare la struttura istituzionale dello Stato, Passare da calabrone a crisalide a farfalla
- Infatti Fini (giustificato dicono) non c’era…

# “..Ambiente. Obama ci ha chiesto un aiuto per rilanciare il forum mondiale dell’ambiente. Già dato il via libera per il G8 # “… Ma l’ambiente si tutela anche vietando i disegni sui muri e mozziconi e cartacce per terra… Ridare dignità alle città # “… Difeso le nostre piccole imprese in Europa contro l’ambientalismo ideologico che avrebbe causato aggravi insostenibili # Lungo applauso quando il premier, parlando di ambiente, ha dato contro a chi “imbratta i palazzi e sporca le strade”
- Ovviamente le problematiche relative all’ambiente vengono risolte con un attacco agli imbrattatori di palazzi.  Delle centrali nucleari non si parla. Del condono per l’abusivismo e del lecito aumento del 30% delle nostre abitazioni, in barba alla storia dell’architettura italiana (quella rimasta dopo la totale distruzione della seconda guerra mondiale e dopo l’ondata palazzinara degli anni ’70), non si parla. Si parla di  termovalorizzatori inaugurati (uno) ma non di raccolta differenziata che ancora non è possibile effettuare nel 90% del territorio del centro sud.

# “Cambiare l’Italia. Pensare alle prossime generazioni.. Riguarda tutti, anche l’opposizione # “L’opposizione lo capirà solo quando smetterà di fare un passo avanti e due indietro verso il confronto
- L’opposizione lo capirà quando deciderà di fare un solo, unico e determinato, passo avanti  verso l’opposizione.

# “…Università: basta duplicazioni di corsi… basta docenti scelti in base alla famiglia… A ogni frase un applauso.. # Ancora ovazioni sulla scuola privata e sulla lotta ai baroni # “…Insegnanti preparati… Rivoluzione digitale… Le famiglie devono poter scegliere tra scuola pubblica e privata # Ovazione in sala per il passaggio sulla scelta libera da parte della famiglia della scuola privata # “… Il diploma, con la nostra riforma, deve significare posto di lavoro. Inglese obbligatorio e una materia insegnata in inglese # “… dove fare musica, spettacolo cultura…Lavoreremo per una scuola migliore. Deve diventare un luogo di formazione
- Ecco la formazione in pochi punti secondo Berlusconi: scuola e università privata (avranno il diploma e la laurea non i meritevoli ma quelli che se li potranno comprare); niente baronie a meno che non si appartenga al PdL (infatti Brunetta percepisce ancora lo stipendio come docente universitario nonostante sia ministro, mentre mia sorella che ha molta più intelligenza, preparazione e onestà, è costretta da anni a lavorare nelle università di mezza Europa, perché alle cattedre italiane non ha accesso);  libera scelta delle famiglie (abbienti – quelle povere che devono scegliere?); e soprattutto libero accesso alle professioni del domani: PARTECIPANTI AD AMICI, XFACTOR, GRANDE FRATELLO, SANREMO, DILETTANTI ALLO SBARAGLIO E PROGRAMMI CON VELINE. Infatti Berlusconi propone più spazi dove fare spazio, cultura, musica. Ha ragione lui. Italiani brava gente: cantanti, suonatori di mandolino e pizzaioli. Infine ma non meno importante: la scuola migliore dove fare formazione… con un taglio del 40% del perdonale docente! Bravo!

# “Estesi e raddoppiati i sussidi anche a chi non li aveva come i lavoratori a progetto. Ai giovani non aiutini ma la possibilità di misurarsi sul terreno della meritocrazia… Una parte importante del piano casa sarà dedicato ai giovani, agli studenti che cercano casa # “Sostegno ai giovani precari.. Prestiti d’onore per i giovani che promuoveranno una nuova impresa.. Luoghi per i giovani
-Non l’aveva già detto? Se non sbaglio faceva parte tutto questo delle sue campagne precedenti… Non è stato fatto proprio nulla. Ed è inutile che accusa il centrosinistra che in 15 anni ha governato solo per una legislatura e mezza! Il centrodestra dov’era?

# “Le priorità. Per il governo (già fatto molto): prima missione: portare l’Italia fuori da questa crisi # “Una crisi opera di un virus americano che ha colpito un corpo sano. Virus partito dalla finanza ha colpito l’economia reale # “Nessuno può dire di avere la ricetta sicura. Noi abbiamo alimentato la fiducia. Dato sostegno alle fasce più deboli… # “Dato dimostrazione di cos’è l’economia sociale di mercato: libertà, solidarietà, promozione e tutela dignità umana # “Non abbiamo salvato le banche, siamo intervenuti per far sì che le banche continuino a fare il loro mestiere..
- LE PRIORITA’. Il Governo ha fatto davvero molto infatti secondo le stime di Bankitalia l’inflazione si è mantenuta sopra al 3% per tutto il 2008 e si è attestata al 3,8% nella media dell’intero anno per poi scendere in previsione al 2,8% nel 2009. Il sostegno alle fasce più deboli è stata la social card. Ne vogliamo parlare?
Hanno salvato le banche? Ancora BANKITALIA afferma “il credito bancario cresce a tassi ancora sostenuti ma è in rallentamento, riflettendo una domanda di finanziamenti da parte di imprese e famiglie resa più prudente dalla recessione. Il rallentamento del credito è più intenso nei confronti delle piccole imprese. L’indagine periodica sul credito condotta dalla Banca d’Italia segnala inoltre un progressivo inasprimento delle condizioni di concessione dei prestiti; è in aumento, secondo altri sondaggi, la percentuale di imprese che incontrano difficoltà nel finanziarsi. Le banche, in Italia come in altri paesi, adattano l’attivo dei propri bilanci alle difficoltà di provvista e al costo crescente della stessa. L’allentamento delle tensioni sui mercati monetari e finanziari e il rafforzamento patrimoniale degli intermediari, facilitati dalle misure prese dal Governo e dalla Banca d’Italia, potranno contribuire a distendere le condizioni di offerta di credito”. Letto?Adesso andate a negoziare un mutuo in banca. Poi ne riparliamo.

 

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Friday, March 27, 2009

Dice che è l’acqua

Infatti deve esserci qualche natura, o una sola o più d’una, da cui tutto si genera, conservandosi essa [...]. Però non tutti concordano quanto al numero e alla specie di tal principio; Talete, l’antesignano di siffatta filosofia, dice che è l’acqua. (ARISTOTELE, Metafisica, I, 3)

L’acqua come arché della vita, principio di tutto, in questo nostro mondo che è solo uno sputo nell’universo. Il nostro corpo è fatto perlopiù d’acqua. La vita stessa è un fuoriuscire dalle acque materne. L’acqua contiene ossigeno. Acqua=vita.

Eppure non sì è ritenuto in questi giorni a Istanbul di salvaguardare l’acqua come diritto dell’uomo, diritto alla vita. E’ soltanto un “bisogno fondamentale”. Ma un bisogno non è un diritto.
Un quinto dell’umanità, (più di un miliardo di persone… ma avete idea di quante siano?) soffre la sete. Muore per penuria d’acqua.
Israele è ai ferri corti da sempre con Siria, Libano e metà Medioriente per il controllo del Giordano. Quasi il 40% della popolazione mondiale disputa su risorse d’acqua in comune fra due o tre paesi. L’India e il Bangladesh disputano sul Gange, il Messico e gli Stati Uniti sul Colorado, la Cecoslovacchia e l’Ungheria sul Danubio. In Asia centrale cinque ex repubbliche sovietiche, da poco indipendenti, si dividono due fiumi già troppo sfruttati, l’Amu Darja e il Sjr Darja. E’ necessario continuare?
Forse sì. Visto che spesso vengono chiesti dati, cifre. La parola non basta più al convincimento.

La superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, per il 97,5% costituita da acqua salata. Il 68,9% dell’’acqua dolce è contenuta in ghiacciai e nevi perenni, il 29,9% nel sottosuolo e soltanto lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi. Cioè è questa l’acqua di cui possiamo disporre. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta.

Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile. Si prevede che nell’anno 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile sarà più di 3 miliardi.

2025: Io avrò 59 anni. Non è lontano. E’ dietro l’angolo.

Eppure il mio, il nostro diritto all’acqua è ritenuto soltanto un bisogno. Da “attenzionare” non da tutelare, non da garantire.
Lo scorso anno Berlusca ha fatto passare una legge (vedi qualche nota più sotto) che privatizza, fra gli altri servizi che prima erano pubblici, anche l’acqua, la sua raccolta e la distribuzione nelle città, nelle nostre case. E’ passata sotto silenzio.
Adesso passerà sotto silenzio anche questa vergogna mondiale? Già la notizia di Istanbul è scomparsa dalle prime pagine dei giornali…

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Io sono l’unica padrona della mia vita. E anche della mia morte.

Dire che sono incazzata nera è dire poco. Il ddl Calabrò, approvato dal Senato, mi offende e mi ferisce.
Una notte di diciannove anni fa ho dialogato con la morte. E’ stata una conversazione fitta dentro il vuoto di un coma durato quattro giorni. Un istante per me, un’eternità per la mia famiglia e per i miei amici. Nel verde dei suoni ovattati della rianimazione, una equipe di medici e di infermieri s’è avvicendata senza tregua per restituirmi il battito e il respiro. Non si sono mai tirati indietro, nessuna paura, nessuna stanchezza: solo un grande amore e la grande forza etica del loro impegno. E di questo sarò sempre grata. Amo la vita e per me è stato un dono immenso averla avuta restituita.
Io sono stata molto fortunata. Non mi sono solo salvata, ma sono tornata a essere “quasi” come prima.
Ma è quel “quasi” che pesa come un macigno. E’ un “quasi” che mi ha dato da pensare in tutti questi anni.
Il mio “quasi come prima” non ha tolto la dignità della mia vita. Mi ha limitato in qualcosa, certo. Mi ha frenato, bloccato, modificato. Fisicamente e moralmente. Ma non mi ha impedito di continuare a vivere dignitosamente. Son qui a scrivere e a cazzeggiare al pc. Lavoro senza risparmiarmi. Viaggio, leggo, studio,soffro, m’incazzo, amo, mangio e bevo di gusto, m’impegno politicamente, parlo e ascolto… vivo.

Ma se quel “quasi” fosse stato un “per nulla”? Se non fossi tornata affatto come prima?
Se avessi avuto danni permanenti al cervello, se fossi diventata un corpo che assorbe fleboclisi su fleboclisi da una vena, se fossi diventata una pianta senza emozioni o anche senza la possibilità di esprimerle, le mie emozioni?
Inchiodata in un letto senza coscienza non sarebbe stata vita. Non la vorrei e non la augurerei a nessuno una non vita. E allora il mio dialogo con la morte sarebbe stata una resa totale. Anzi sarebbe stato un monologo. Non mio.
Avrei voluto che in assenza della mia coscienza, le persone a me vicine chiedessero di staccarmi dalle macchine, interrompessero quel lento, graduale, inesorabile consumarsi del mio corpo. Impedissero, insomma, che la morte potesse far scempio di me in tutti i sensi.
Non credo affatto che una madre o un medico possano di staccare l’ultimo sondino, l’ultimo elettrodo con leggerezza e senza dolore. Si arriva a decisioni simili quando la sofferenza è troppa, quando la speranza ha voltato da tempo le spalle (giacché si spera anche di fronte all’insperabile ed è umano), quando l’amore per il malato è tanto più grande del proprio egoismo.
Dettare per decreto legge norme in cui si investono i medici dell’ultima decisione è gravissimo. Lede la mia libertà. Offende la mia dignità. E fa diventare i medici paladini di idee altre, che non sono la volontà del paziente.
Quale medico che dovesse scartare a priori la volontà del paziente potrebbe prendere la decisione di staccare una spina senza sentirsi un assassino? Il medico può intervenire solo di fronte alla volontà espressa del paziente (testamento biologico) senza disumanizzarsi. Il rischio è che un medico gravato di tali decisioni potrebbe non decidere. Potrebbe mantenere in vita anche chi in vita (non vita) non vuol rimanere. Il rischio è che il medico fuorviato da principi religiosi o politici (che nulla hanno a che vedere con il paziente e la sua non vita) possa diventare il padrone della mia vita e della mia morte.
Ma io sono l’unica padrona della mia vita. E anche della mia morte.

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Sunday, March 22, 2009

Lo confesso. Sono intollerante

La vecchiaia è una brutta bestia. Porta con sé anni e anni di tacita sopportazione dell’imbecillità umana. E’ il diverticolo del pensiero libero, che si attorciglia nell’impossibilità di esprimersi come vorrebbe, e finisce per esser soffocato dalla banale resa di fronte all’incapacità della logica altrui.
Lo confesso. Sono intollerante.
Non sopporto la stupidità.
Non sopporto il rifiuto.
Non sopporto l’assenza di razionalità.
Non sopporto l’ignavia.
Non sopporto l’ipocrisia.
Non sopporto il non ascolto.
Non sopporto chi legge le prime tre righe d’un testo e afferma di aver capito la Divina Commedia.
Non sopporto la superficialità.
Non sopporto chi si sente intelligente ma non è capace di apprezzare l’intelligenza superiore.
Non sopporto chi si lagna come Calimero
Non sopporto chi non sa aspettare
Non sopporto chi non ha il senso del sacrificio
Non sopporto chi si tiene alla larga dalle emozioni
Non sopporto chi prende posizioni e non le sa motivare
Non sopporto chi non prende posizione
Non sopporto chi non sa difendere le sue idee
Non sopporto chi per difendere le proprie idee diventa scorretto
Non sopporto l’ignoranza
Lo confesso. Sono intollerante.
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Sunday, March 15, 2009

Perché no al Ponte e perché no al “no al Ponte”

IL NO AL PONTE
C’è una terra in cui Scilla e Cariddi si dividono lo spazio con i rari pescatori di pescespada, piloni in disuso dell’Enel assorti a simbolo di arte postmoderna sulla spiaggia, villaggi di pescatori che combattono per non essere assorbiti dalle seconde case dei baroni della città di Messina, un parco letterario dedicato a un autore che non legge nessuno, ma che andrebbe adottato nelle scuole dell’obbligo, al posto di quello stantio di Manzoni, risolto brillantemente con la battuta di un mio alunno del Nautico “prof ma non potevano farsi una fuitina così ci risparmiavamo sto strazio”…
C’è uno spazio, insomma, in cui il connubio acqua-mare è strettamente connesso e si respira perfino. In quel tratto di mare, appena tre chilometri e mezzo, Scilla e Cariddi si baciano, avviluppati in abbracci di gorghi e vortici, i galoffari li chiamavano i pescatori dello Stretto nei tempi passati, accorciando le distanze tanto che l’impressione di poter allungare la mano e toccare l’altra sponda è fortissima.
Ed è così, che nell’illusione di poter eliminare quello spazio di luce e mare, madre e padre della Fata Morgana, s’è pensato al mostro Ponte sullo Stretto. Un mostro sì, non nascondiamocelo. Che come tutti i mostri tende a inghiottire a grandi bocconi senza farsi troppe domande. Un mostro che non devasterebbe con le sue fondamenta i tratti costieri di Scilla e Cariddi, giacché le fondamenta sarebbero molto molto più alle spalle, ma che devasterebbe con la sua ombra la costa.
Ecco: la cappa di un’ombra inquietante, habitat naturale della perversione e del malaffare, l’oppressione di un’ombra maligna che violenterebbe non solo il paesaggio, ma anche la gente. Che futuro avranno i villaggi dei pescatori messi all’ombra? Anche la “gente bene” rinnegherebbe le sue seconde case, e tutto si trasformerebbe in un’immensa bidonville di venti chilometri. Perché, all’ombra, anche le case, anche la gente più linda diventano sozze e mascherano la loro sozzura.
Il Ponte squarcerebbe il centro della città perché per creare un raccordo ferroviario non sarebbero sufficienti i binari dell’attuale stazione centrale, ma sarebbe necessario spostare quest’ultima verso la zona di S. Cecilia. Lo Stato interverrebbe con una bella operazione di esproprio, cui non seguirebbe ovviamente, una razionale ricollocazione degli abitanti della zona e la città, il centro della città, diverrebbe per decenni un immenso cantiere aperto.
L’accesso al ponte avverrebbe nella zona di Villafranca, il che significa che il ponte bypasserebbe la città. I residenti per poter accedere al ponte dovrebbero percorrere fra autostrada e raccordi la bellezza di quaranta minuti di asfalto. E ancora i residenti non si avvantaggerebbero economicamente nemmeno del passaggio degli utenti da una costa all’altra (soste dei viandanti in ristoranti, bar, locali, musei, cinema ecc. ecc. della città) perché scavalcati dall’immensa ombra.
Tralascio le motivazioni ambientaliste, non perché meno importanti ma perché in questi anni sono state le uniche motivazioni, contro, a circolare in Italia, quindi le conosciamo a memoria. Mi soffermo invece sulla tecnica.
Il Ponte sarebbe l’unico al mondo a una sola campata per tre km e mezzo. In una zona sismica, percossa da venti di scirocco che raggiungono la velocità della bora, su una faglia come quella di S. Francisco. Ma i tecnici e i progettisti non hanno ancora inventato la lega che potrebbe supportare queste sollecitazioni. Dicono, scrivono, nel progetto che nel frattempo si sta lavorando a trovare la lega giusta… Avete inteso cosa si va a costruire?
PERCHE’ NO AL “NO AL PONTE”?
Perché dire semplicemente “no”, non basta più. Sembra una spocchia da ambientalisti retrò. La costa messinese (40 km in tutto) è satura. Di nulla.
Non s’è costruito (non nel senso di edificato, ovviamente) nulla per lo sfruttamento della costa. Ci si è affidati all’estemporanea creazione di lidini e ritrovi notturni stagionali (sulla sponda nord) rivolti soltanto al mercato dei cittadini messinesi, i quali a loro volta se sono in un locale non possono essere in un altro decretando in questo modo, anno dopo anno, il successo di un lido piuttosto che l’affossamento di un altro. Per moda.
L’economia turistica è crollata miseramente nel non far nulla. Il Jolly Hotel è fallito. Gli altri alberghi annaspano. Poi gli italiani, per primi i messinesi, scappano in località amene della riviera romagnola a farsi collocare a costi esorbitanti nei bagni-formicaio in cui se allunghi un braccio mentre sbadigli sotto al solleone rischi di cavare un occhio al vicino.
Non si è investito nelle risorse tradizionali legate al mare. A Istanbul, il Bosforo, che non ha nulla di più e nulla di meno dello Stretto di Messina, anzi gli somiglia parecchio, tanto che mi son sentita a casa, non c’è ora del giorno che non sia attraversato da battelli carichi di turisti. Da noi, non ci sono botteghe artigiane, non ci sono strutture ricettive, non ci sono mezzi di collegamento, non c’è nulla.
Se è necessario , perché è necessario, dire no al ponte lo si dovrà dire proponendo alternative di spesa di quei fondi già stanziati. Altrimenti continueranno propagandisticamente ad aver ragione loro: il partito del fare (cosa? distruzione, mafia, appalti, cattedrali nel deserto… comunque del fare! Il fare non è positivo e basta, può esser anche negativo, come il genio: esiste anche il genio del male!) contro il partito delle chiacchiere…
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Saturday, March 7, 2009

Del senso delle cose e della perplessità

M’IMMAGINO un senso delle cose universale e rimango inevitabilmente sempre delusa dalla relatività che invece lo accompagna. E’ un moto di ampio respiro, quello in cui cerco il senso. Ma capire il perché delle cose presuppone la loro conoscenza e quando mi avviluppo in questo movimento centripeto, la conoscenza non è mai assicurata. Un esempio che vale per tutti, banale, ma proprio per questo non poi così tanto banale: qual è il senso della Vita? Lo cerco ma è impossibile trovarlo, in fondo non conosco la Vita. E quanto più ci rifletto tanto più il movimento diventa centrifugo, allontanandomi dal centro delle cose e del loro senso.
Se relativizzo e cerco invece il senso della vita, quella con la v minuscola, di risposte ne ho tante. Leggo racconti intensi di amici su FB e capisco che il senso della loro vita è quello di comunicare qualcosa, qualche altro mi propone iscrizione a gruppi di lotta sociale più o meno condivisibili, più o meno interessanti, e allora il senso della loro vita lo si coglie nella partecipazione, qualcun altro vuol fuggire da FB e contestualmente mi dichiara il senso della sua vita che non vuol esser condizionata da uno schermo e una connessione. Ma tutti questi sensi, tutte queste conoscenze, alla fine mi perplimono.
Perché mi lasciano un senso di vuoto che sostituisce prepotentemente il senso universale delle cose. Eppure m’ero sempre immaginata che il senso delle cose fosse pieno, non vuoto.
E’ come se vivessi più vite. Ognuna delle quali ha il suo senso. Le battaglie, vinte e perse, gli accessi d’ira, gli abbassamenti di tono, il coraggio e la vigliaccheria, gli entusiasmi e le apatie, il cazzeggio, la politica, l’arte, la lettura e la scrittura: tutte le mie vite hanno un senso.
Tutte le mie cose hanno un senso. Relativo. E resto perplessa.
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Sunday, February 22, 2009

Lulin, la cometa delle meraviglie

ECCO la Cometa Lulin. Bravo Roberto Barcellona che l’ha fotografata. L’ha tirata fuori dallo scrigno delle meraviglie dei suoi album fotografici che con pazienza crea ogni notte. Io trovo poetico poter osservare lo spazio e cogliere lo stupore dell’universo.
Se solo bastasse alzare lo sguardo e lasciarsi commuovere dalle stelle per diventar migliori…
Questa non è una grandezza del particolare, come quella di Bosch di cui ho parlato qualche nota fa, ma è la grandezza dell’immensità. Mi dà la stessa emozione forte e calda. Esalta il mio desiderio di Bellezza. Quella eterna, che non sfiorisce mai
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