Sunday, August 9, 2009

Cronaca d’un corteo per le idee

ideenoponteAlle diciotto del pomeriggio a Messina il sole scotta ancora. Percorrere a piedi tutto il viale per arrivare al luogo d’assembramento a Piazza Cairoli è già di per sé il giusto sacrificio per la giusta causa. Arrivo al chiosco di Limonata un po’ sudaticcia, ma tanto contenta. Ho visto nel cammino le famiglie, con i bimbi piccoli piccoli, i ragazzi che improvvisano danze e canti, i turisti con occhiali da sole, bermuda e macchina fotografica al collo che comprano le magliette no ponte o le cartoline ricordo, i precari, i lavoratori in bilico, i professionisti stabilizzati, gente in movimento dalla Sicilia e dalla Calabria. Ci sono saluti e sorrisi, sorrisi e saluti.
Sì, sono proprio contenta d’essere arrivata in piazza anche se un po’ sudaticcia.

La protesta è della gente. C’è un mare di bandiere rosse, quelle con falce e martello, ma ci sono le bandiere verdi col sole che ride, e anche quelle bianche del Wwf e poi le bandiere blu e rosse della Rete No Ponte, ma anche quelle dei Cobas, quelle dei sindacati, del Pd, delle associazioni, dei circoli e poi gli striscioni, tanti, uno dietro l’altro, in corteo ordinato e tranquillo.
La tv, mi dicono, segnala tremila persone. Ovvero saremo almeno quattromila. Qualche agenzia di stampa tende a sminuire, ma io c’ero. Confermo è stata una bella manifestazione.

Quando il corteo parte (Viale, via S. Cecilia, via C. Battisti, via Garibaldi, Municipio: questo il percorso) subito si compatta e diventa un bel fiume colorato. La gente s’affaccia ai balconi o sulla soglia dei negozi, per un attimo (ma quanto è poco un attimo!) si ferma magari a pensare: “che matti!”, “volevo esserci anch’io”, “sti stronzi!”, “hanno ragione”, “hanno torto”… chissà! Però già avere incuriosito il messinese che normalmente è apatico è un gran successo. Nel bene e nel male.

Poi l’arrivo a Piazza Municipio. Bella la folla in piazza sotto i balconi dell’Amministrazione fantasma di Messina… Bandiere rosse sventolanti e megafoni in mano.
E qui ho un sussulto: è tornato il partito di IO. Lo ricordate? Ve ne avevo parlato un po’ di tempo fa.
Il partito di Io è purtroppo ormai come le ife. Si diffonde a macchia d’olio, s’insinua, s’infratta, s’arrocca.

Perché cacchio chi organizza politicamente una manifestazione bella e meritoria, che dovrebbe riguardare tutti i cittadini (e infatti i cittadini erano in piazza) non deve riconoscere la presenza eterogenea, miscellanea? C’erano tutti al corteo. Anche i partiti dell’opposizione che i megafoni hanno ingiustamente dichiarato assenti. Invece io ero con loro. Mi son fatta due ore di corteo con uno striscione di pannolenci che va bene a gennaio ma che ad agosto m’ha fatto venire l’orticaria alle mani e lo testimonio: c’erano dirigenti, consiglieri, politici, simpatizzanti, iscritti dell’opposizione governativa. Se una colpa hanno avuto è stata quella di non portare la quantità di bandiere rosse che l’organizzazione politica aveva portato di contro. Ma è una colpa? E’ una colpa aver portato e fatto sventolare, invece, la bellissima bandiera No Ponte, quella della Rete No Ponte, che è la vera anima della protesta?


E poi c’erano cittadini, normali cittadini, con le famiglie e senza famiglie, che non hanno mostrato il loro tesserino d’appartenenza politica, ma questi cittadini che erano? Nessuno?

Perché una lotta di tutti deve essere mortificata? Dovrebbero invece esser contenti d’aver organizzato qualcosa di impatto sociale, d’esser riusciti a portare in piazza anche quelli che non sono iscritti con loro, perché l’argomento ponte e infrastrutture assenti è discorso forte che interessa e dovrebbe interessare tutti.

E invece no. Continuiamo con il partito di IO.
Papi nel frattempo gongola e provvederà ampiamente a imbavagliare la stampa per non raccontare il corteo. Tanto la sinistra, tutta la sinistra, la sinistracentro, la sinistrasinistra, il centro sinistra, l’estrema estrema sinistra, la sinistra estrema, non sa dialogare. Mai. Tanto meno con la gente che ai megafoni ha risposto andandosene o sedendosi sugli scalini del monumento del milite ignoto a parlare dell’andata a mare di domani, domenica. Davanti al Municipio sono rimasti tutti gli Io che Messina riesce a produrre…

Posted by scirocconellostretto at 12:39:34 | Permalink | No Comments »

Saturday, August 1, 2009

I matrimoni antichi

Una volta le ragazze sognavano il loro matrimonio fin da bambine. Sognavano l’abito bianco, il velo lungo e vaporoso, lo strascico, il percorso accompagnato dal lancio dei fiori, dagli applausi, dai petali, di rose tee, leggiadri dai balconi. Le ragazze sognavano la messa, quella lunga con il coro in estasi, il prete di famiglia, il tappeto rosso di velluto sul quale era facile scivolare per evitare di muovere i passi pesanti d’emozione.
Una volta le ragazze sognavano il braccio del padre che le consegnava allo sposo trepidante all’altare, il tocco soave dello sposo che sollevava il velo e stampava un bacio sulla fronte, la fede luccicante portata dal paggetto sul cuscino di raso, i confetti alla mandorla. Una volta le ragazze s’immaginavano la commozione e l’allegria, ma costruivano anche i castelli di rabbia sull’invidia delle altre.
Una volta.
E allora, era tutto assolutamente normale quando arrivava il momento del matrimonio, non più sognato ma reale. Nessuno in fondo si stupiva degli eccessi e delle stramberie. Anzi era un vezzo curioso la gara a chi inventava di più e meglio.
Era una favola, la favola della principessa e del principe azzurro, l’ultima favola che si raccontava alla sposa bambina prima che divenisse adulta e scoprisse molte, moltissime, cose che tutti le avevano taciuto.

Poi arrivarono la libertà sessuale, la crisi delle cerimonie religiose, i confetti al cioccolato, la visione cinico-realistica della vita, la donna pantera, “l’utero è mio e lo gestisco io”, i film erotici - e più che erotici - che distruggevano le favole parodiandone i titoli (quelli del tipo “Biancaneve e i sette cani”, “Boccahontas”, “Cappuccetto rotto”, “Penerentola” ecc. ecc). E i matrimoni sono diventati più minimal, essenziali, silenziosi, trasparenti, evanescenti (a volte così evanescenti da finire in un bel divorzio rientrati dal viaggio di nozze…).
Eleganti, senza dubbio, i matrimoni moderni. Pochi invitati. Chiesetta solitaria in montagna. Meglio se soltanto il municipio d’un’isoletta sperduta nel Mediterraneo. Pochissimi parenti e più amici, perché dei parenti ci si vergogna sempre, degli amici mai. Ristorantino caratteristico. Viaggio di nozze in una capitale, senza nulla d’esotico, per carità che è kitsch.

La verità è che, comunque, sempre d’una rappresentazione si tratta. Perché, in fondo, un matrimonio è un contratto, un accordo che si contrae, appunto, fra due persone. Ma anche l’acquisto d’una lavatrice è un contratto. Eppure non si fanno i confetti, non s’invitano i parenti e gli amici a uno “schiticchio” nel bagno di casa, non si fa tanta pubblicità attorno a un fatto privato: la necessità che una macchina elettrica ti lavi le mutande e i calzini…
Ma chissà perché, antico o moderno, un matrimonio è necessariamente una rappresentazione teatrale. A uso e consumo dei teatranti (gli sposi) e del pubblico (gli invitati e i non invitati).

Ho assistito, pochi giorni fa, a una rappresentazione antica. Di quelle perdutamente kitsch. Ma proprio per questo assolutamente ruspanti e originali. La sposa che arriva con una carrozza tirata da quattro cavalli bianchi, la banda, i fuochi d’artificio, una piazza in festa. Solo che non era la piazza d’un paesino di montagna. Era la piazza principale della mia città. E inevitabilmente s’è colta la messa in scena pacchiana. Come rappresentare “Cappiddazzu paga tutto” alla prima della Scala di Milano, con una platea con il vestito della domenica.
Confesso, bardata nel mio abito lungo da gran sera in un assolato pomeriggio di fine luglio, ho pensato anche io, cinica moderna cittadina, di scomparire dietro le colonne del Duomo. Ma alla fine mi sono divertita a vivere trasversalmente una fiaba antica.

Probabilmente nello sconcio della mia società le rappresentazioni matrimoniali kitsch sono quanto di più “sincerazzo” possa esistere. Lo trovo meno vergognoso d’un porco settantenne che se ne va a minorenni ed escort con i soldi delle mie tasse…

Posted by scirocconellostretto at 17:13:36 | Permalink | No Comments »