Sunday, May 24, 2009

La pseudologia fantastica – 1. parte

Uno Stato moralista troverebbe scandaloso che un uomo di 73 anni in virtù del suo status di benestante frequenti minorenni. Ma l’Italia è un finto Stato moralista, anzi direi propriamente ipocrita perché è lo Stato che accetta la convivenza nel cuore del suo territorio con il Vaticano e i suoi dogmi - no al divorzio, no all’aborto, no al matrimonio per i sacerdoti, no ai pacs ecc.ecc. – e dopo essersi pulito dai sensi di colpa con una comunione domenicale persevera negli aborti, nei divorzi, nelle relazioni extrasacerdotali, nelle famiglie di fatto e, purtroppo, perfino nella pedofilia.
Allora perché il caso Lario-Berlusconi dovrebbe interessare la società italiana? Si potrebbe esser tentati di dire che è il solito prurito da guardoni da buco della serratura, ma sarebbe fin troppo superficiale. In realtà alla società italiana dovrebbe interessare la vicenda solo per un risvolto ben preciso: la menzogna berlusconiana.
Qui non c’entra affatto la morale. C’entra invece l’onestà. Un presidente del Consiglio che si vanta in ogni occasione di avere avuto il mandato da oltre metà degli italiani, dovrebbe considerare che quel mandato lo ha avuto per la fiducia che in lui ha riposto la suddetta metà. Ma come può esserci fiducia in una persona che ha scelto la strada della menzogna?
Per puro dileggio ho costruito con l’aiuto di alcuni saggisti (che menzionerò man mano) una sorta di bloc notes della menzogna come patologia. Applicarla al caso specifico sarà compito della vostra intelligenza.

Iniziamo intanto a distinguere le bugie secondo lo schema individuato da due specialisti (Lewis e Saarni) in uno studio del 1993:
- bugie caratteriali (bugie di timidezza, bugie di discolpa, bugie gratuite)
- bugie di evitamento (evitare la punizione, difendere la privacy)
- bugie di difesa (bugie per proteggere se stessi o gli altri)
- bugie di acquisizione (bugie per acquistare prestigio, per ottenere un vantaggio)
- bugie alle quali lo stesso autore crede (pseudologie)
- autoinganno

Contando le volte in cui Berlusconi ha dichiarato e immediatamente ritrattato (nonostante decine e decine di testimonianze anche video, nonostante i contributi-prova dei giornali stranieri), attribuendo alla meschinità giornalistica italiana il travisamento costante delle sue parole, si potrebbe individuare nella pseudologia fantastica il tipo di malattia cui fa riferimento la moglie Lario quando parla di un marito malato che andrebbe curato.
Pseudologia fantastica: è un bellissimo nome per una patologia, quasi quasi allontana l’ipocondria e ci lancia in un immaginario mondo di fiaba. Ma non è così idilliaco.
Le persone che mentono adottano delle strategie precise per non essere scoperti o per convincersi addirittura delle stesse bugie enunciate. In un suo trattato la psicologa clinica (esperta in psicologia giuridica) Sara Pezzuolo descrive così una delle strategie dei menzogneri: Un’altra strategia della comunicazione menzognera consiste nell’impersonalizzazione degli enunciati. Il menzognero tende a non assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni e a dissociarsi dal proprio atto comunicativo, spostando il fuoco dell’attenzione su un contesto di riferimento esterno. Questa strategia prevede pochi autoriferimenti e l’utilizzo di condizioni impersonali, ad esempio l’utilizzo del “sì” impersonale e del “noi”.
Ma perché si mente? E prima di diventare un bugiardo cronico cosa spinge l’uomo a rintanarsi nella bugia? E’ cosciente d’essere un bugiardo chi è affetto dalla Sindrome di Pinocchio? E soprattutto quali sono i danni per lui e per gli altri che la malattia delle bugie può causare? Tutti diciamo bugie, a volte costretti, a volte per vigliaccheria, a volte per spensieratezza. E’ nell’animo, dell’animo, umano. Il problema sorge quando le bugie hanno il sopravvento nella nostra comunicazione quotidiana, cioè quando sono più le bugie che enunciamo piuttosto che le verità. In casi come questi gli studiosi della mente parlano di disturbi della personalità.
Personalità narcisistica. I disturbi della personalità sono molteplici. Con pazienza e documentandosi un po’ si riescono a individuare le caratteristiche del disturbo della personalità narcisistica: “i soggetti con questo disturbo di personalità sono megalomani; hanno cioè un esagerato senso di superiorità. Le loro relazioni con gli altri sono caratterizzate dal bisogno di ammirazione e sono estremamente sensibili alle critiche, ai fallimenti o alle sconfitte. Quando si trovano di fronte a un fallimento nel soddisfare la loro alta opinione di sé, possono andare in collera o deprimersi profondamente. Poiché si ritengono superiori, spesso credono che gli altri li invidino, e si sentono in diritto di esigere che ci si occupi dei loro bisogni senza aspettare. Quindi possono giustificare lo sfruttamento degli altri, i cui bisogni o le cui convinzioni sono per loro meno importanti delle proprie(…) Questo disturbo di personalità si manifesta in persone che fanno carriera, ma può anche osservarsi in persone con scarsi successi”.

E adesso leggete un po’ quali sono i criteri diagnostici stabiliti con un protocollo internazionale dal DSM IV (diagnostic and statistic manual of mental disorder):

A. Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. ha un senso grandioso di importanza (per es., esagera risultati e talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza una adeguata motivazione;
2. è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore ideale;
3. crede di essere “speciale” e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata;
4. richiede eccessiva ammirazione;
5. ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè, la aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione delle proprie aspettative;
6. sfruttamento interpersonale, cioè, si approfitta degli altri per i propri scopi;
7. manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificare sentimenti e le necessità degli altri;
8. è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino;
9. mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

(continua)

Posted by scirocconellostretto at 20:29:47
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