Sunday, May 24, 2009

La pseudologia fantastica – 2. parte

Ed eccoci alla seconda parte della nostra fantastica pseudo storia. Abbiamo dunque ipotizzato grazie alle classificazioni psicologiche che chi mente in ogni atto, in ogni momento, in ogni circostanza della sua vita può essere affetto dalla Sindrome di Pinocchio a causa della pseudologia fantastica, in associazione a un disturbo della personalità (personalità narcisistica). Gustave Le Bon, psicologo francese misconosciuto che aveva studiato il comportamento delle folle, aveva pubblicato il suo <i>Psicologia delle folle</i> nel1895. Il trattato è corposetto, ma chi è curioso e vuol leggerlo ugualmente lo può trovare on line (quasi integralmente, anche al sito http://cronologia.leonardo.it che ho usato come fonte per le citazioni).
Perché cito un autore ottocentesco? Semplice. Perché alcuni dittatori del ’900 consultarono e impararono a memoria la sua lezione, traendone un profitto, per così dire, non propriamente onesto (ad esempio Mussolini che diceva: Ho letto tutta l’opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua Psicologia delle folle. E’ un’opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno). E poi perché Le Bon aveva preso in considerazione l’influenza che i malati di pseudologia fantastica – anche se non si chiamava così - potevano avere sulle folle. Secondo Le Bon, un novello Machiavelli freudianamente condizionato, orientato verso uno Stato elitario, autoritario e nazionalista (sia chiaro), un dittatore deve essere in grado di percepire i desiderata delle folle e proporsi come unica persona in grado di poter realizzare queste aspirazioni. E non importa che il dittatore sia in grado davvero di esaudire i desideri, l’importante è che sappia vendere la sua illusione: L’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà, sosteneva Le Bon. Impossibile credere che le folle possano “ragionare” sulle cose perché le folle amano pensare per immagini e infatti lo studioso continua: Conoscere l’arte di impressionare l’immaginazione delle folle, vuol dire conoscere l’arte di governarle (…) L’illusione sociale regna attualmente su tutte le rovine del passato, e l’avvenire è suo. Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.
Poi l’autore descrive i trascinatori di folle che il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d’azione. Sono poco chiaroveggenti, e non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all’inazione. Appartengono specialmente a quei nevrotici, a quegli eccitati, a quei semi-alienati che rasentano la pazzia. Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che vogliono raggiungere, tutti i ragionamenti si smussano contro la loro convinzione.
Diventa lapalissiano comprendere che le folle eccitate dall’illusione, tanto più si convinceranno quanto più le illusioni offerte saranno grandi.

E ora, leggetevi i consigli di Le Bon per soggiogare le folle elettorali:

La loro psicologia si dedurrà dai procedimenti che riescono meglio. La prima qualità che il candidato deve possedere è, il prestigio. Il prestigio personale non può essere sostituito che da quello della ricchezza. Il talento, il genio stesso, non sono elementi di successo.

La necessità, per il candidato, di avere un certo prestigio, e di potersi quindi imporre senza discussioni, è capitale. Gli elettori, composti specialmente di operai e di contadini, scelgono ben raramente uno dei loro a rappresentarli, perché gli individui usciti dalle loro file non hanno per essi alcun prestigio. Non nominano un loro eguale che per ragioni accessorie, per contrapporlo, ad esempio, a un uomo eminente, a un padrone potente, alle cui dipendenze si trova ogni giorno l’elettore, e di cui egli ha così l’illusione di diventare per un momento lui il padrone. (…)

Ma per esser sicuro del successo, il candidato non deve avere soltanto il prestigio. L’elettore vuol vedere lusingate le sue cupidigie e le sue vanità; il candidato deve coprirlo delle più stravaganti piaggerie, e non deve esitare a fargli le più fantastiche promesse.

(…) Le più notevoli riforme possono essere promesse senza timore. Sul momento, queste esagerazioni producono molto effetto, e non impegnano affatto per l’avvenire. L’elettore non si preoccupa infatti di saper poi se l’eletto ha seguito la professione di fede acclamata, in base alla quale l’elezione ha avuto luogo.

(fine)

Posted by scirocconellostretto in 22:22:14 | Permalink | No Comments »

La pseudologia fantastica – 1. parte

Uno Stato moralista troverebbe scandaloso che un uomo di 73 anni in virtù del suo status di benestante frequenti minorenni. Ma l’Italia è un finto Stato moralista, anzi direi propriamente ipocrita perché è lo Stato che accetta la convivenza nel cuore del suo territorio con il Vaticano e i suoi dogmi - no al divorzio, no all’aborto, no al matrimonio per i sacerdoti, no ai pacs ecc.ecc. – e dopo essersi pulito dai sensi di colpa con una comunione domenicale persevera negli aborti, nei divorzi, nelle relazioni extrasacerdotali, nelle famiglie di fatto e, purtroppo, perfino nella pedofilia.
Allora perché il caso Lario-Berlusconi dovrebbe interessare la società italiana? Si potrebbe esser tentati di dire che è il solito prurito da guardoni da buco della serratura, ma sarebbe fin troppo superficiale. In realtà alla società italiana dovrebbe interessare la vicenda solo per un risvolto ben preciso: la menzogna berlusconiana.
Qui non c’entra affatto la morale. C’entra invece l’onestà. Un presidente del Consiglio che si vanta in ogni occasione di avere avuto il mandato da oltre metà degli italiani, dovrebbe considerare che quel mandato lo ha avuto per la fiducia che in lui ha riposto la suddetta metà. Ma come può esserci fiducia in una persona che ha scelto la strada della menzogna?
Per puro dileggio ho costruito con l’aiuto di alcuni saggisti (che menzionerò man mano) una sorta di bloc notes della menzogna come patologia. Applicarla al caso specifico sarà compito della vostra intelligenza.

Iniziamo intanto a distinguere le bugie secondo lo schema individuato da due specialisti (Lewis e Saarni) in uno studio del 1993:
- bugie caratteriali (bugie di timidezza, bugie di discolpa, bugie gratuite)
- bugie di evitamento (evitare la punizione, difendere la privacy)
- bugie di difesa (bugie per proteggere se stessi o gli altri)
- bugie di acquisizione (bugie per acquistare prestigio, per ottenere un vantaggio)
- bugie alle quali lo stesso autore crede (pseudologie)
- autoinganno

Contando le volte in cui Berlusconi ha dichiarato e immediatamente ritrattato (nonostante decine e decine di testimonianze anche video, nonostante i contributi-prova dei giornali stranieri), attribuendo alla meschinità giornalistica italiana il travisamento costante delle sue parole, si potrebbe individuare nella pseudologia fantastica il tipo di malattia cui fa riferimento la moglie Lario quando parla di un marito malato che andrebbe curato.
Pseudologia fantastica: è un bellissimo nome per una patologia, quasi quasi allontana l’ipocondria e ci lancia in un immaginario mondo di fiaba. Ma non è così idilliaco.
Le persone che mentono adottano delle strategie precise per non essere scoperti o per convincersi addirittura delle stesse bugie enunciate. In un suo trattato la psicologa clinica (esperta in psicologia giuridica) Sara Pezzuolo descrive così una delle strategie dei menzogneri: Un’altra strategia della comunicazione menzognera consiste nell’impersonalizzazione degli enunciati. Il menzognero tende a non assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni e a dissociarsi dal proprio atto comunicativo, spostando il fuoco dell’attenzione su un contesto di riferimento esterno. Questa strategia prevede pochi autoriferimenti e l’utilizzo di condizioni impersonali, ad esempio l’utilizzo del “sì” impersonale e del “noi”.
Ma perché si mente? E prima di diventare un bugiardo cronico cosa spinge l’uomo a rintanarsi nella bugia? E’ cosciente d’essere un bugiardo chi è affetto dalla Sindrome di Pinocchio? E soprattutto quali sono i danni per lui e per gli altri che la malattia delle bugie può causare? Tutti diciamo bugie, a volte costretti, a volte per vigliaccheria, a volte per spensieratezza. E’ nell’animo, dell’animo, umano. Il problema sorge quando le bugie hanno il sopravvento nella nostra comunicazione quotidiana, cioè quando sono più le bugie che enunciamo piuttosto che le verità. In casi come questi gli studiosi della mente parlano di disturbi della personalità.
Personalità narcisistica. I disturbi della personalità sono molteplici. Con pazienza e documentandosi un po’ si riescono a individuare le caratteristiche del disturbo della personalità narcisistica: “i soggetti con questo disturbo di personalità sono megalomani; hanno cioè un esagerato senso di superiorità. Le loro relazioni con gli altri sono caratterizzate dal bisogno di ammirazione e sono estremamente sensibili alle critiche, ai fallimenti o alle sconfitte. Quando si trovano di fronte a un fallimento nel soddisfare la loro alta opinione di sé, possono andare in collera o deprimersi profondamente. Poiché si ritengono superiori, spesso credono che gli altri li invidino, e si sentono in diritto di esigere che ci si occupi dei loro bisogni senza aspettare. Quindi possono giustificare lo sfruttamento degli altri, i cui bisogni o le cui convinzioni sono per loro meno importanti delle proprie(…) Questo disturbo di personalità si manifesta in persone che fanno carriera, ma può anche osservarsi in persone con scarsi successi”.

E adesso leggete un po’ quali sono i criteri diagnostici stabiliti con un protocollo internazionale dal DSM IV (diagnostic and statistic manual of mental disorder):

A. Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. ha un senso grandioso di importanza (per es., esagera risultati e talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza una adeguata motivazione;
2. è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore ideale;
3. crede di essere “speciale” e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata;
4. richiede eccessiva ammirazione;
5. ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè, la aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione delle proprie aspettative;
6. sfruttamento interpersonale, cioè, si approfitta degli altri per i propri scopi;
7. manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificare sentimenti e le necessità degli altri;
8. è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino;
9. mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

(continua)

Posted by scirocconellostretto in 20:29:47 | Permalink | No Comments »