Tu quoque
Non aveva avuto per molti anni altra ambizione che il potere, e con grandi fatiche e pericoli l’aveva realizzata. La moltitudine ignorante se l’era conquistata coi doni, le costruzioni, le elargizioni di viveri e banchetti. I suoi li aveva acquistati con premi, gli avversari con manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato a una città, ch’era stata libera, l’abitudine di servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione. (Cicerone racconta Giulio Cesare).
I dittatori di ogni epoca (historia magistra vitae, ancora e sempre) hanno operato innanzi tutto sul piano giuridico: leggi ad hoc, ora emanate, ora abrogate, ora modificate, ora interpretate, ora infrante – tutto purché venissero garantite l’inviolabilità, l’immunità, l’impunibilità del dictator.
Il secondo passo del perfetto dittatore è il culto dell’immagine. I cittadini vengono addestrati fin da piccoli a identificarsi con lui. Poco tempo fa avevo pubblicato nelle note di FB due interventi sulle lapalissiane coincidenze dei nostri giorni con il fascismo (“Vi ricorda qualcosa questa nostra storia?” – 1 e 2). Anche Cesare s’era costruito un’immagine di sé quasi divina, anzi divina, visto che affermò senza indugi la sua discendenza da Enea e da Venere.
Poi l’informazione. Ai tempi di Cesare erano le biografie ufficiali, o le autobiografie, le fonti di informazione sull’operato del dittatore, oltre che le statue con l’effigie e con il nome impresso e ai monumenti che celebravano le gesta del dictator. Cesare stesso narrò le sue imprese in terza persona, quasi fosse un reale storico distaccato.
Infine il bastone e la carota per legittimare e rafforzare il potere.
Il bastone - repressione, controllo dell’informazione, sistemi giudiziari falsati da leggi ad personam, sospetto, persecuzione, dispregio della Costituzione, leggi economiche che favoriscono una parte della società colpendo la restante maggior parte, annullamento dell’istruzione pubblica accessibile a tutti e favoreggiamento di una istruzione privata controllata e controllabile proprio perché destinataria dei fondi di Stato – garantisce la paura.
La carota – micro e macro vantaggi personali, spesso soltanto temporanei come i posti di lavoro a tempo sotto elezioni, onori pubblici, leggi esentasse e condono a gogo, effimera fama, godurie da lupanares, concubinato e adulterio offerte su un piatto d’argento in cambio di favori – garantisce il silenzio.
I privilegiati non si preoccupano dei diritti sociali lesi, perché mantengono, seppur minimi, i vantaggi personali.
E i dittatori, di tutti i tempi e di tutte le latitudini, hanno trovato nella paura e nel silenzio la loro forza.
Io, certo, ho paura. Della censura innanzi tutto. Di diventare facile bersaglio, poi.
Ma non starò zitta. Se poi avessi tanta gente al fianco, come me indignata, disgustata, allarmata non avrei nemmeno paura.
Perché se le dittature ci sono sempre state, anche le rivoluzioni hanno avuto la loro parte nella storia.