Sunday, April 26, 2009

L’imperatore è nudo!

SONO STANCA del politically correct che muta la forma e non la sostanza. Esiste un filo sottile che separa il buon gusto dalla verità ed è appunto il politically correct.
Non si può più dire nulla per paura di offendere l’opinione pubblica, non si può far satira, non si può ridere, non si può dissentire, non si possono sollevare dubbi, non si possono far domande scomode, non si possono fare inchieste.
Guardate un po’ il vespaio sollevato da una vignetta sol perché s’ironizzava sulla futura ricostruzione abruzzese… Eppure Vauro cosa mai aveva preso in giro? Chi mai aveva offeso? Ma non si può.
Non si può più esprimere la propria opinione se risulta una voce fuori dal coro.
Ma io sono stanca dell’ipocrisia del politically correct.
Le ipocrisie. Non alle bugie, ma alle ipocrisie ci si allena fin da piccoli. Non alla finzione che dà sempre una soddisfazione unilaterale di chi la opera se riesce nell’inganno, di chi la smaschera perché si sente migliore. Ma alle ipocrisie ci si allena sì. Perché ipocriti si è tutti.
E l’ipocrisia dell’ipocrisia è che tutti lo sanno eppure si persegue nella pantomima della vita.
Ho appena finito di vomitare dopo la visione di Telecamere su Raitre, mega spottone berlusconiano in cui il presidente del consiglio passeggia fra le tende di Onna tenendo per mano una bimba. Santo Berlusconi che ricostruirà l’Abruzzo. Santo Berlusconi che trova necessario trascorrere tanto tempo fra i terremotati. Com’è umano lei… avrebbe detto qualcuno.
Ma oggi nessuno può dirlo. Nell’immaginario collettivo Berlusconi risponde esattamente al prototipo del padre della patria, il monarca che consola i suoi sudditi e che comprende il dolore e la tragedia, l’imperatore che lacrima commosso ed elargisce sorrisi consolatori e s’appunta il nome delle vecchiette per inviare loro un tailleur, e invita le donne abruzzesi che in questi giorni sguazzano nel fango ad andare dal parrucchiere e mette a disposizione tre delle sue case…
Come si può dire qualcosa di diverso, come è possibile insinuare dubbi sul Berlusca samaritano? Arriverebbe subito il bando. Si verrebbe cacciati dal regno.
Ma io sono stanca dell’ipocrisia del politically correct.
E quindi dirò. Pazienza se verrò bandita dalla mia adorata, corretta, supina società che tiene per sé i pensieri veri…

Berlusconi non ha mai creduto nel 25 aprile - non per ideologia, ma semplicemente perché non gliene frega nulla -, non ha mai partecipato alle manifestazioni in memoria, tanto più che ha sempre sentito necessario e impellente offrirsi come collante con quella destra che non ha mai riconosciuto la Liberazione come una festa nazionale, ma semmai come un tradimento al fascismo. Eppure, guarda un po’, nel 2009 Berlusconi decide di commemorare il 25 aprile. E perché? Per non lasciare questa festa a una sola parte degli italiani!!! Ipse dixit. La festa unitaria hanno pubblicato i giornali, il 25 aprile che unisce hanno gridato le tv (tutta stampa ormai asservita che ha disimparato il proprio mestiere: quello di dire, puntando il dito, che l’imperatore è nudo). Bene, apprezziamo questa unità ritrovata.
Ma dove decide di trascorrere il 25 aprile Berlusconi? A Onna, naturalmente. Il palcoscenico che gli dà il tutto esaurito dal 6 aprile.
Poi c’è la questione G8. Si doveva fare alla Maddalena. Ma il premier ha stabilito che venga spostato. Dove? Ma naturalmente nel solito palcoscenico del tutto esaurito: l’Abruzzo.
Ma attenzione! sono troppo politically incorrect… Come posso parlare così quando lo scopo del presidente del Consiglio è solo quello di tener desta l’attenzione sui terremotati e sulle loro necessità? Ecco come.
Il trasferimento del G8 comporterà una serie di danni non trascurabili, né per impatto economico (ma non abbiamo bisogno di risorse per la ricostruzione d’Abruzzo? Come mai allora sprechiamo?) né per impatto sociale. Oltre alle faraoniche costruzioni che dovevano ospitare gli ospiti e i giornalisti del G8 (navi da crociera, alberghi con piscine, auditorium ecc. ecc.), oltre agli alberghi e alle strutture ricettive, bloccati per due mesi con il tutto prenotato, che hanno perso tutte le possibili prenotazioni per normale campagna turistica visto che siamo già a maggio, oltre a tutto ciò, per prepararsi all’evento, La Maddalena, amena isoletta mediterranea, aveva necessità di far adeguare anche le strade e gli aeroporti sardi: la strada Olbia-Sassari, l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia, lo svincolo del fiume Padrongianus, lo spostamento della stazione di Olbia, la costruzione del molo levante di Porto Torres. Opere per le quali erano state stanziate somme per oltre 500 milioni di euro. Ovviamente non inserendo queste opere nei lavori per il G8 questi euro non si recupereranno più. Ma le opere sono state già iniziate. Chi le porterà a termine? E con quali denari? Ma Berlusca samaritano, tramite il suo ministro Frattini, ha fatto sapere che le opere saranno portate a termine (perché avrebbe potuto mai dire il contrario? siamo pure in campagna elettorale…).

Eppure non tutti si sono accorti che il governo aveva già deciso di mettere da parte l’idea della costruzione di queste opere perché aveva già fatto sparire questi soldi! Altro che emergenza terremoto! Il Pd (che una sola cosa avrebbe dovuto imparare da Berlusconi, ovvero usare i media per farsi pubblicità) aveva posto già question time in Parlamento in tempi non sospetti il 14-11-2008, interpellando il sottosegretario Bertolaso, e l’11-3-2009, al Ministro Vito, chiedendo conto al Governo dei finanziamenti individuati dal Governo Prodi e dalla Giunta Soru per le opere collaterali e ora spariti.
Berlusconi parla poi di un risparmio di 225 milioni spostando il G8 a L’Aquila, perché sa che il mancato trasferimento delle risorse destinate alla Maddalena per opere finanziate dal decreto 162 comporta un danno esattamente di 225 milioni. Ma Berlusconi ha omesso che i fondi destinati alla Maddalena, non erano fondi dello Stato bensì fondi Fas già destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il Governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la trasformazione dell’economia di La Maddalena dopo l’abbandono della presenza militare americana.
Il buon samaritano Berlusconi, inoltre, finge di non sapere che la sospensione dei lavori comporterà in pochi giorni il licenziamento di 400-500 persone e se le imprese nazionali impegnate in Sardegna potranno compensare le perdite con appalti in Abruzzo, le imprese locali che avevano avuto subappalti resteranno ovviamente senza lavoro.

Ed ecco la domanda, il dubbio, politically incorrect che mi frulla in zucca: ma davvero vogliamo credere al G8 in Abruzzo? In una tendopoli? Un vertice come il G8 muove circa 25mila persone, solo 5000 sono i giornalisti previsti. Tant’è che già da Parigi è stato chiesto che si pensi a ridurre le delegazioni ma ancora da Roma non sono arrivate notizie in tal senso.

Ma agli abruzzesi che vivono in una tenda (se sono riusciti a ottenerla, c’è chi ancora passa le notti in macchina) che per ora si riempie di fango e pioggia e freddo e fra qualche mese si riempirà di afa, sudore e zanzare che gliene frega di questa megapasserella di potenti della terra, di lacchè al seguito, di fotografi e giornalisti? Avranno una casa in cambio?
Non avranno nulla, anzi la presenza di 25.000 persone che passeggeranno fra le macerie non ostacolerà e rallenterà le opere di ricostruzione? Come faranno le ruspe e i camion a passare i cordoni di sicurezza imponenti che si mettono in moto quando i grandi potenti si muovono?
O vogliamo credere che Obama o la Merkel con il caschetto in testa daranno qualche pacca sulle spalle agli operai che dovrebbero essere impegnati a ricostruire l’Abruzzo?

Io punto il dito e lo dico: l’imperatore è nudo!

Posted by scirocconellostretto at 13:44:51 | Permalink | No Comments »

Tuesday, April 7, 2009

Figure retoriche della solidarietà

Adoro l’apocope che tronca la parola e preannuncia la rinascita d’un suono. Non tollero la sincope ch’è un singhiozzo del  fiato, una dimenticanza repentina di ciò che era e un’invenzione monca di ciò che è ora.  Mi urtica la sinalefe che toglie troppo al timbro.  Mi fa simpatia la sineddoche che mi costringe al tutto quando non ho niente. Sogno con il polisindeto ch’è una cantilena e mi sveglio con l’asindeto ch’è una corsa senza fine.
Mi diverte la perifrasi  che mi prende in giro, ma mi annoia la similitudine che suscita invidie.  Mi esalta l’iperbole che mi fa elevare al di sopra delle righe. Mi confonde la catacresi cui non affiderei  i miei pensieri, soprattutto se si accompagna a una prosopopea antica.

Amo la parola e le parole, purché sussurrate e soppesate. Per ora ce ne sono, maltrattate e troppe.  Ci rendono ora miopi, ora presbiti, ora ipermetropi. Non si riconoscono i sentimenti e si mescolano le intenzioni. C’è abbastanza intelligenza per riconoscere i truffatori della parola, eppure si usa ultimamente ammorbare ogni spazio per  altrettante truffaldine leggi di banno. Quanti attacchi alla buonafede! Quante parolone sprecate per  condannare il moto dei sentimenti.
Va bene, dà fastidio il troppo parlare di fronte alle tragedie. Va bene, è insopportabile il passaparola imitativo. Va bene, è inammissibile la spettacolarizzazione, la retorica, il buonismo a tutti i costi. Va bene tutto. Eppure questa dietrologia applicata a tutti i costi - alla raccolta fondi,  agli slanci e agli appelli della gente, alla voglia di solidarietà, alla tristezza, alla partecipazione, al pathos…  - davvero mi ha stancato. Sembra quasi che uno debba vergognarsi  delle proprie emozioni perché c’è sempre qualcuno pronto a commentare con sberleffi, spocchie, finto (o vero) cinismo.

Ma davvero s’è persa la capacità di commuoversi sinceramente? E’possibile che tutti, ma proprio tutti, fingono la sofferenza? Sul serio non esistono più le lacrime e il dolore profondo?

Io non ci credo.

Posted by scirocconellostretto at 19:20:50 | Permalink | No Comments »