La grandezza del particolare
Lo stupore del particolare.Ovvero la sua grandezza.
M’incanto a guardare Bosch. Mi sorprende ogni qualvolta in giro per il mondo ho scoperto qualcosa di suo in un museo. Attrazione magnetica verso il particolare minuto. Desiderio della scoperta del sottotesto. O sovra. O dentro. Ovunque.
Prendi il Giardino delle delizie. Non è poi così grande a vederlo dal vivo. L’ho visto a Madrid.
Un metro e mezzo di larghezza per meno di un metro di altezza, tutto il trittico. E non sai proprio dove iniziare, dove finire.
Lo sguardo coglie il colore, e il tratto.
A pelle (ma non lo puoi toccare, è solo sinestesia) senti la rugosità del racconto. A naso cogli i suoi 500 anni di polvere e fiati accumulati. Ma è il cervello che si lascia impressionare.
E’ proprio il tuo groviglio di neuroni che si risveglia e urticato dall’impossibile, ricerca il particolare più assurdo arrischiando spiegazioni improbabili e a dir poco inutili.
Nell’arte.Godo troppo quando fermo l’occhio su un particolare per me inedito.
E’ trascorsa più d’una dozzina d’anni da quando vidi il Giardino al Prado.
Da allora ho scavato nelle fotografie dei cataloghi e dei libri d’arte.
Ma è con la fotografia digitale, su internet, che ho migliori risultati.
Certo la qualità fotografica non è eccellente e non mi restituirà mai il colore vero.
Ma il particolare, il particolare di Bosch, lo vedi tutto, lo scopri nuovo.
Ogni volta.
Ecco la sfida: proporre il trittico e una serie di particolari. Pochi rispetto al tanto. Non ho pubblicato diverse opere. E’ una e una sola. Gli altri sono i particolari. Grandi.
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